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Valpolicella e Bassa Veronese, dai grandi vini al vialone nano

Due zone attigue tutte da scoprire in E-Bike, tra pedali e forchetta: la Strada del vino Valpolicella e la Strada del vialone nano veronese IGP

Pedalare e degustare, due parole che descrivono bene la filosofia perfetta del turismo in E-Bike. Siamo andati alla scoperta di due territori assai vicini, ma molto differenti, uniti però dalla piacevolezza della tavola, dove i loro prodotti potrebbero convolare tranquillamente a nozze. Il vino della Valpolicella e il riso della Bassa Veronese, ben si sposano infatti per i momenti conviviali.

Ma ora parliamo di strade

La Strada del vino Valpolicella si estende su 19 comuni partendo dal comune di Dolcè e Pescantina, per arrivare fino al comune di Montecchia di Crosara. Un territorio prevalentemente collinare che crea le condizioni ideali per meravigliosi vigneti, inframezzati da monumenti, ville, cantine, ristoranti, castelli e chiese.

Pedalare qui è poesia pura, si assapora la millenaria sapienza di sfruttare il territorio con saggezza. Filari di vigneti che seguono l’andamento delle colline come fossero onde e che nelle varie stagioni assumono colorazioni diverse, borghi antichi dove non è difficile trovare ottimi ristoranti e poi le cantine, che celebrano vini ormai entrati nell’immaginario collettivo come punti di riferimento del buon bere: l’Amarone, il Ripasso, il Valpolicella Classico, il Recioto.

Tecniche di vinificazione antichissime, che vedono per l’Amarone e il Recioto, l’antica tradizione di appassimento delle uve prima della spremitura e poi un sapiente e lungo invecchiamento. Per il Ripasso già il nome indica la tecnica: far rifermentare il Valpolicella Classico sulle vinacce dell’Amarone, per ottenere un vino di un equilibrio unico, né troppo “beverino” né troppo “importante”.

Il nostro itinerario parte da Negrar, dove abbiamo fatto base per la visita alla Strada del Vino Valpolicella. Abbiamo scelto un piccolo alberghetto adagiato sulla collina a una decina di chilometri dalle porte di Verona, che si affaccia sui vigneti a pochi passi dalla prima delle cantine che siamo andati a visitare, la cantina La Dama. Fondata da Gabriele e Miriam dal 2006 produce vini con certificazione BIO, su un territorio di 16 ettari di cui 10 coltivati a vigneto da Negrar a Sant’Ambrogio, nel cuore della Valpolicella classica. Una visita con degustazione è d’obbligo a scelta tra le tre proposte, magari la sera, per non dovere più pedalare e tornando a piedi vista l’esigua distanza.

Da Negrar abbiamo preso la direzione di Dolcè, per fermarci a visitare una villa aperta al pubblico da poco, ma estremamente interessante. Per arrivarci le strade sono diverse, da quella più collinare a quella che si porta più in pianura, a voi la scelta.

Strada del vino Valpolicella, non solo pedali

Un particolare di Villa del Bene a Dolcè

Eccoci quindi a Villa del Bene dove, nella seconda metà del ‘700 l’accademico Benedetto Del Bene fece i primi studi scientifici moderni nel mondo del vino ed in particolare sul Recioto, vino rosso passito dolce della Valpolicella.

A fine visita potete abbinare la discesa rafting sull’Adige da Dolcè a Pescantina. Un percorso facile e senza passaggi adrenalinici, ma che permette di conoscere il territorio della Valpolicella da un’angolatura diversa. Il tragitto prevede di essere ovviamente riportati alla partenza.

La nostra prossima meta è stato il borgo di San Giorgio, dove il punto centrale del paese è la Pieve di San Floriano, una splendida costruzione romanica di importante bellezza.

La pieve risale al periodo Romanico (XI-XII sec.), ma vi sono fonti che narrano della presenza di una pieve longobarda nello stesso luogo già nell’anno 905. Nel corso dei secoli sono stati eseguiti diversi restauri, soprattutto nel Quattrocento e nel Settecento nella parte interna, causando la progressiva scomparsa del suo carattere romanico. Solo i restauri avvenuti negli ultimi cento anni, necessari per ridare solidità alla chiesa, hanno riportato alla luce le caratteristiche originarie del periodo romanico. All’esterno, la pieve presenta una facciata realizzata interamente in tufo e ancora quasi del tutto integra; solo l’occhio centrale e le due finestre laterali vi sono stati aggiunti in un periodo successivo. Particolare è la torre campanaria: il basamento è in pietra chiara, mentre il resto della torre si sviluppa in altezza a file alternate di conci di tufo e cotto, per terminare con il solo cotto al livello della cella campanaria. L’interno, a tre navate, è diviso da pilastri alternati a colonne, che si concludevano molto probabilmente in tre absidi, com’è ancora ben visibile in diverse chiese veronesi della stessa epoca e della stessa tipologia, una fra tutte la Basilica di San Zeno a Verona. Purtroppo le absidi originali non esistono più, poiché furono distrutte per fare spazio a quelle che vediamo ancora oggi.

Non potevamo chiudere la giornata senza un’ulteriore degustazione e ci siamo quindi fermati alla cantina Corte Borghetti a Marano e visita alla storica villa padronale della metà del ‘600.

 

Strada del Riso vialone nano veronese Igp

La Strada del Riso vialone nano veronese Igp si snoda tra strade di campagna, fiumi, risaie popolate da aironi e paesi ricchi di storia, in cui si trovano antiche residenze del Seicento e Settecento. Per questo, nella Bassa Veronese, è ancora fiorente l’arte dell’intaglio e della doratura del mobile.

Un possibile itinerario di visita parte da Isola della Scala, cuore pulsante della risicoltura veronese, dove in località Vo’ sorge isolata l’imponente Villa Pindemonte…

Il Sig. Ivano Baschirotto dell’Azienda Agrituristica Valbissara a Nogara

Un po’ di storia.

La presenza dell’uomo nella pianura veronese è testimoniata a partire dal Neolitico antico (circa 4.500-4.000 a.C.). Colonizzata dai Romani nel I sec. a.C., in epoca imperiale essa vide una profonda trasformazione: lo scavo di fossati e canali condusse alla regolamentazione delle acque, mentre la costruzione di arterie stradali, quali la Via Claudia Augusta Padana e la strada che collegava Mantova ad Este, la posero al centro di traffici commerciali di livello interregionale. Il dissesto idrografico che si ebbe in seguito alla caduta dell’Impero Romano, favorì nell’Alto Medioevo, durante il periodo longobardo e franco, lo sviluppo di boschi e la nascita di aree paludose. Grazie all’opera svolta dai monaci benedettini queste aree vennero bonificate e pian piano sorsero delle “ville”, centri abitati che iniziarono ad essere documentati a partire dal IX sec. d.C.

Il complesso romanico di San Zuane a Bovolone

L’incremento demografico che si ebbe in epoca precomunale e comunale ed il conseguente aumento del fabbisogno alimentare, resero necessari un massiccio disboscamento e la messa a coltura di nuove terre. Dopo il periodo di dominazione scaligera, alle soglie del XV sec., Venezia favorì l’investimento fondiario dei cittadini veronesi e veneziani; essi crearono ben presto delle aziende agricole dove si concentrarono i mezzi di produzione e le abitazioni dei lavoratori furono le “corti rurali”. All’interno di esse, le vecchie case da patron, dovendo essere consone allo status sociale e all’importanza raggiunta dalle famiglie che avevano investito nella terra, si trasformarono in case da villeggiatura: nacquero così le “ville”.

La villa della Riseria Bragantini di Sorgà

Si prosegue verso Buttapietra dove a Settimo di Gallese si incontra Villa Giuliari (XVII sec.), affrescata da Filippo Maccari (Da Persico) e dal Marcola.

A Mozzecane si può visitare la settecentesca Villa Vecelli-Cavriani con molte decorazioni dei Bibiena e di Francesco Lorenzi. Giunti poi a Trevenzuolo, a Villa Balladoro è consultabile una notevole biblioteca con testi sulla storia e le leggende del territorio

Dopo aver visto a Nogarole Rocca la Rocca, un castello-recinto del X secolo, si arriva a Erbè, dove si trova la chiesa romanica dell’Erbedello del 1184, interamente decorata all’interno con un magnifico ciclo di affreschi votivi.

Questi due territori sono lo scenario ideale da percorrere in E-Bike, con le bellissime colline della Strada del vino Valpolicella e i percorsi di pianura della Strada del vialone nano, raccontano una storia antica, fatta di edifici e chiese, ma soprattutto di prodotti di rara eccellenza. Due territori vicini, generosi, ricchi e al tempo stesso semplici. Due zone tutte da scoprire.

La Signora Barbara Borghetti titolare, con la famiglia, della Cantina Borghetti

Dormire

www.villamoron.it

www.agriturismoallalbaro.it

Mangiare

www.locanda800.it

www.dallarosalda.it

Degustare

www.corteborghetti.com

www.ladamavini.com

 

Si ringrazia:

Marina Meneguzzi:

ufficio Stampa  Strada del vino Valpolicella e la Strada del vialone nano veronese IGP

Coordinamento Regionale delle Strade dei Vini e dei sapori del Veneto

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