Camminando Festival, spunti per il pedale

Abbiamo ripercorso la Valbelluna in occasione del Camminando Festival, arricchendo i suggerimenti di viaggio per voi

Ne avevamo scritto tempo fa, ma certi luoghi chiedono di essere rivisti. L’occasione è arrivata da uno dei convegni del Camminando Festival, evento giunto alla sesta edizione. Per tre mesi, il territorio si muove a passo lento: incontri, libri, camminate, degustazioni. Non un evento concentrato, ma diffuso, quasi diluito nel paesaggio. E proprio questo tempo disteso permette di cogliere meglio ciò che la valle ha da offrire.

A Borgo Val Belluna incontriamo il vicesindaco, Simone Deola. Parla di numeri piccoli, ma significativi. In controtendenza. Qui tornano famiglie giovani, scelgono i borghi, la montagna, una misura diversa della vita. Non è un’inversione fragorosa, ma un segnale. E come tutti i segnali, va sostenuto, una sfida per le amministrazioni locali. Perché la scelta di vivere in questi luoghi deve poter contare su servizi adeguati: scuole, viabilità, manutenzione delle strade anche quando la neve arriva nelle frazioni più isolate. Dettagli concreti, ma decisivi per chi decide di restare o di tornare.

È da qui che si capisce la Valbelluna di oggi. Un territorio che non si è ancora consegnato del tutto al turismo, e proprio per questo conserva margini di autenticità. Piccole iniziative nascono, si affacciano, provano a restare. Accoglienza senza rumore, produzione senza vetrina.

Chiusa tra due nomi ingombranti — le colline del Prosecco e le Dolomiti, entrambe Patrimonio UNESCO — la valle sembra restare un passo indietro. Ma è un ritardo solo apparente. Per chi viaggia senza fretta, è uno spazio ancora leggibile. Quanto durerà, è difficile dirlo. Il turismo attento è una materia fragile: cresce e si consuma nello stesso movimento. Lo ricordava anche il professor Paolo Casetti studioso di promozione turistica, parlando di una “coperta corta” che i territori tirano da entrambe le parti.

Per questo vale la pena arrivare adesso. Prima che i flussi diventino abitudine, prima che i luoghi imparino a difendersi.

La Valbelluna è una valle gentile. La attraversa il Piave, che scorre “calmo e placido” per lunghi tratti, ma che a volte ruggisce. Attorno a lui si sono costruite storie antiche. Tra le più affascinanti ci sono quelle degli zattieri: uomini capaci di governare il fiume viaggiando su grandi zattere di legname. Per secoli hanno trasportato tronchi verso la laguna, contribuendo alla costruzione di Venezia. Un lavoro che richiedeva forza, abilità e sangue freddo. E che ha lasciato dietro di sé racconti di rivalità e di imprese quasi leggendarie.

Ecco cosa vedere in Valbelluna, oltre a quanto vi abbiamo già raccontato.

Sette cose da non perdere in Valbelluna

Rafting sul Piave (da Ponte nelle Alpi a Borgo Piave – Belluno)

Il fiume Piave attraversa scenari naturali di grande suggestione, in un ambiente che conserva ancora un carattere autentico. La Valbelluna, incorniciata dalle Dolomiti e dalle Prealpi, rappresenta una delle rare aree italiane dove il paesaggio fluviale è rimasto poco alterato dall’uomo.
Chi pratica rafting qui può quindi vivere un’esperienza immersiva, a diretto contatto con una natura intatta. È inoltre in fase di sviluppo un itinerario combinato: arrivo al punto di partenza in e-bike, discesa in rafting e rientro in bicicletta recuperata più a valle dall’organizzazione.

https://www.canyoningborgovalbelluna.it/

Il rafting sul fiume Piave nel percorso da noi fatto era assolutamente semplice, tuttavia emozionante

Museo degli Zattieri 

A breve distanza dall’arrivo del rafting si trova un piccolo museo dedicato agli zattieri. Questa antica attività racconta una filiera complessa e faticosa: dai boscaioli che abbattevano gli alberi, ai lavoratori che li trasportavano lungo i torrenti, fino agli artigiani che li preparavano.
I tronchi venivano assemblati in zattere a Perarolo di Cadore, legati con tecniche tradizionali, e condotti lungo il Piave fino alla pianura e alla laguna. Il viaggio era rischioso, soprattutto nei tratti più impetuosi del fiume.
Una volta giunti a destinazione, il lavoro non era finito: gli zattieri dovevano rientrare a piedi, affrontando lunghi percorsi montani, per poi ricominciare con la discesa successiva. Un mestiere duro, continuo e altamente organizzato.

Via dei Mulini 14 – Borgo Piave

https://www.museionline.info/musei/museo-del-porto-e-degli-zattieri

Museo delle Maschere Dolomitiche 

Questo museo, ospitato in un edificio storico del Quattrocento, è dedicato alle tradizioni carnevalesche delle Dolomiti. La collezione, ideata da Gianluigi Secco, raccoglie maschere, opere artistiche e ricostruzioni sceniche.
Tra i materiali esposti si trovano dipinti e tavole di diversi artisti che raccontano riti e personaggi delle varie vallate. Una sezione è dedicata ai volti scolpiti nel legno, realizzati da artigiani locali, mentre un’altra presenta manichini in costume che riproducono le figure tipiche dei cortei tradizionali.
L’allestimento non segue criteri rigidi, ma punta a restituire l’energia e il movimento delle mascherate popolari.

Palazzo Secco – Riva S. Nicolò, 66/68 – Belluno

https://www.museomascheredolomitiche.it/

Palazzo delle Contesse – Mel

Elegante edificio storico adibito a spazio espositivo, ospita mostre temporanee durante tutto l’anno. L’ultimo piano è riservato al Museo Archeologico, che completa l’offerta culturale del complesso.

Piazza Papa Luciani 7 – Mel

Museo del Latte

Il Museo del Latte di Farra di Mel racconta la storia rurale della Vallata Bellunese e delle cooperative lattiero-casearie nate tra fine ’800 e inizi ’900. La latteria di Farra, fondata nel 1891, ebbe sede definitiva dal 1907 nell’attuale edificio. Attiva fino al 1973 (poi solo raccolta latte fino agli anni ’90), oggi conserva strumenti originali, macchinari, documenti storici e stampi per il burro. La visita permette di scoprire lavorazioni tradizionali, organizzazione sociale delle latterie e testimonianze locali.

https://www.visitdolomitibellunesi.com/it/pois/museo-del-latte

Cena al Rifugio Pranolz

Piatti della cucina tipica bellunese, con l’utilizzo esclusivo di prodotti locali. La polenta domina diverse proposte, ma anche pasta fatta a mano, formaggi e carni. Il Rifugio offre anche ospitalità con camere ben arredate e confortevoli. C’è anche una piccola zona welness con sauna e idromassaggio. Ottima la colazione. Da evidenziare la presenza di una piccola officina per le biciclette e il noleggio di e-bike, spesso comprese nei pacchetti proposti. Posto assolutamente consigliato sia per una cena sia per un pacchetto tutto incluso.

Località Pranolz, 77, 32028 Borgo Valbelluna BL

www.rifugiopranolz.com/

Visita alle aziende del territorio

L’occasione per toccare con mano un’economia fatta di piccole, ma pregevoli cose: prodotti curati, realizzati in numeri modesti, lontani dall’appiattimento della grossa distribuzione. Un territorio virtuoso, animato perlopiù da giovani e moltissime donne.

Molte di queste iniziative sono consorziate nell’Associazione Mele a Mel, che raggruppa più di 30 piccole aziende sul territorio, che realizzano dal miele ai formaggi, dal pane con grani antichi ai vini. E poi ancora legumi, piante aromatiche, ortaggi, frutta, liquori, prodotti artigianali fatti a mano. Un piccolo universo di eccellenze realizzate con amore.

www.meleamel.it

Cos’è il Camminando Festival

Il Camminando Festival nasce – per iniziativa di tre donne Antonella Giacomini, Tatiana Menegol, e Susi Foltran –  a Borgo Valbelluna, tra le Dolomiti Bellunesi e prende forma attorno a un gesto semplice: camminare. Dal 2016, questo gesto diventa racconto, incontro, occasione per attraversare il territorio con uno sguardo diverso, più lento e consapevole. Non è solo un calendario di eventi, ma un modo di abitare i luoghi, passo dopo passo.

Qui il cammino non è solo pratica fisica. È esperienza culturale, relazione, tempo ritrovato. Le strade, i sentieri, i borghi diventano spazi di dialogo tra chi li vive ogni giorno e chi li scopre per la prima volta. Il festival mette insieme voci diverse — escursionisti, studiosi, associazioni, scuole — e costruisce attorno al movimento una comunità temporanea ma concreta.

L’edizione 2026, avviata il 21 marzo, si sviluppa lungo più mesi, seguendo il ritmo delle stagioni. Il programma alterna escursioni guidate e camminate tematiche, incontri culturali e momenti dedicati alla scoperta del paesaggio. Ci sono passeggiate naturalistiche, come quelle legate alla fioritura dei narcisi, percorsi enogastronomici che raccontano il territorio attraverso i suoi sapori, e appuntamenti pensati per le scuole, dove il camminare diventa anche educazione.

Accanto a questi, trovano spazio iniziative inclusive, aperte a tutti, che mettono al centro il valore sociale del cammino. Camminare insieme diventa così un modo per ridurre le distanze, non solo geografiche. L’apertura del festival è segnata da un momento di riflessione sul futuro dei borghi e sul turismo sostenibile, tema che attraversa l’intera rassegna.

Il Camminando Festival resta, soprattutto, un invito. A rallentare, a osservare, a lasciare che sia il passo a dettare il tempo. In un’epoca che accelera, propone una misura diversa: quella del corpo che si muove nello spazio, e del paesaggio che torna a essere esperienza.

 

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